John Elkann aveva chiesto cinque partite da Juventus. Come non detto. La Juventus non c’è più. Il 2-2 con il Lecce è la copia del 3-3 col Chievo, la sbandata che, dopo la sosta di fine marzo, battezzò il crollo: avvio agghiacciante, rimonta, mazzata di testa a tempo scaduto. In altre parole, lo stesso film. Aggrapparsi al fuorigioco di Konan non basta, e nemmeno trasformare un pranzo, quello fra Blanc e Lippi, che pure ha pesato, nella fionda della crisi.
I numeri non tifano: quattro pareggi, due sconfitte coppa inclusa, 11 gol fatti e 13 subìti (nostalgia delle porte chiuse). Averne presi quattro da due squadre in odore di retrocessione come Lecce e Reggina, riassume meglio di qualsiasi analisi il buco nero della fase difensiva, alla base del patatrac. Ranieri è stato lasciato solo, e qui ha sbagliato la società. La rosa, al netto degli infermi, ha finito la benzina a due mesi dal traguardo, e qui ha sbagliato lo staff tecnico.
Poi c’è lo spogliatoio: diviso, irritato, infiammabile. Ranieri ne ha perso il controllo, come documentano la fuga e i moccoli di Buffon a metà match, lui che deve ancora decidere se e a che condizioni restare. Mancano quattro giornate, e la striscia negativa sposta sempre più in basso l’obiettivo aziendale: dalle fregole di scudetto (!) al secondo posto, poi al terzo. Con un occhio, ebbene sì, persino al quarto. In rapporto alle modeste riserve di fiato, il tridente, con l’aggiunta di Camoranesi e Nedved, è stata un’idea folle, da giocatore d’azzardo che lancia la monetina, e vi lega le sue precarie fortune. Non sorprende la burrasca dell’intervallo, visto il lignaggio dei «paganti», dal disorientato Del Piero alla lite Camoranesi-Ranieri. Vecchia guardia, guardia vecchia: ecco uno dei problemi, mitigato dagli impulsi guerrieri di Nedved, gli ultimi di una leggendaria carriera. I tifosi non hanno mai amato Ranieri, pronti a salire sul carro dei «tutor» (Del Piero e c.) quando le vittorie fioccavano.
Gli infortuni hanno contribuito a spremere muscoli e ambizioni, ma se il destino spinge, i dottori dovrebbero essere capaci di frenare. Non hanno voluto o non hanno potuto? Rispetto a un anno fa, la Juventus è tornata sotto (66 a 67), e annaspare al punto di partenza dopo otto mesi di fioretti e proclami significa aver onorato la tabella di marcia o barato nelle promesse: lo dicessero, una buona volta.
Presto tornerà Fabio Cannavaro, 36 anni a settembre, l’ex muro di Berlino: non troverà altri fenomeni come Lionel Messi, ma un ring bollente. Dubito che ne valesse la pena. Come, dopo Calciopoli, non ha senso rimpiangere Moggi. È avanti che bisogna guardare, non indietro.Ranieri ci ha messo la faccia, i dirigenti no. Al posto suo, sarei stato più netto, più «intero», nelle scelte di fondo, ma pontificare davanti alla tv è comodo. Quel sentimento popolare tanto esecrato nel maggio del 2006 vorrebbe fare piazza pulita di tutti, a cominciare proprio dal «mister». Mai la nuova Juventus aveva gestito un malessere così profondo, così radicale. Giovani e anziani, voglia di mediare e smania di cambiare, la classifica come un incubo: a furia di scherzare col fuoco e blablabla, società, allenatore e squadra sono diventati poli distanti e non più comunicanti. A ognuno le sue responsabilità.
Inter e Milan erano e rimangono più forti della Juve concepita in estate, carta canta, figuriamoci di questo circo, zavorrato dal logorio e spaccato dalle gelosie, con il domatore senza frusta e le belve libere per la gabbia. D’accordo, la Champions ha sequestrato fior di risorse, e uscire per mano del Chelsea, negli ottavi, non si può certo definire un’onta. In compenso, c’è modo e modo di dimettersi da una rincorsa, da un braccio di ferro, da quella scintilla di storia che sempre dovrebbe covare sotto la cenere di ogni energia profusa, di ogni milione incassato. Ranieri, abbandonato, non è riuscito a governare le emergenze estreme, quelle più complicate e velenose.
Juventus-Milan del 14 dicembre fu il manifesto dell’orgoglio bianconero: 4-2 fra gli olè. Milan-Juventus di domenica sera rischia di essere la lapide di un progetto. Tutto sommato, meglio così: al Diavolo equivoci e illusioni.
lunedì 4 maggio 2009
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1 commento:
A fine stagione ci pentiremo di aver perso Pavel...per fortuna che c'era lui ieri, altrimenti le avremmo prese!
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